Nell’ambito della mostra “Venti” della memoria, tenutasi a Forlì (Vernice Art Fair), Ruffini è stato uno dei venti artisti romagnoli presenti, con un dipinto della serie “Incidenti stradali” del 1964.
E’ proprio dalla metà degli sessanta che l’artista romagnolo inizia questo nuovo ciclo pittorico avvicinandosi per tematiche e linguaggio alla Pop Art.
Erano gli anni del boom economico e dell’industrializzazione di massa. Il paesaggio metropolitano cambiava volto, e le strade si riempivano di cartelli , segnaletiche e automobili.
Il paesaggio e la vita contadina venivano stravolti e via via abbandonati per abbracciare il “progresso”.
Ruffini ritraendo, in grandi dimensioni, lamiere accartocciate e corpi feriti lanciava un monito contro questa dissennata corsa verso il futuro. Dove in nome della modernizzazione l’uomo si avviava nei meandri di un mondo frenetico, dove vigevano gli imperativi del consumismo e dell’omologazione.
Dal punto di vista del linguaggio artistico in queste opere Ruffini utilizza colori accesi e campiture piatte , avvicinandosi anche per la tecnica alla nascente Pop Art, che, dall’altra parte dell’oceano, metteva in luce gli effetti negativi del consumismo.
Anche Warhol, negli stessi anni, diede vita a diverse serie ispirate alla morte, tra le quali ebbero grande spazio proprio gli incidenti automobilistici (ricordiamo ad esempio Orange Car Crash del 1963), seppur con tecniche differenti.