Andrej Mussa

Andrej Mussa

Bra,

1970

Bio

“Un’opera di Mussa si può osservare a lungo e ripetutamente nella vita, non ha scadenza. Non è solo seducente, ma contiene, pur nella sua ridottissima dimensione, un’infinità di suggestioni, di sapienze, di induzioni…”  

Andrea Murnik. 

Mussa, cresce come pittore nella Langa degli anni ’80 dove i genitori gestiscono a Monchiero il Ristorante albergo della Stazione di Vivalda, storico ritrovo culturale enogastronomico ; Carlin Petrini, Giorgio Bocca, Gianni Gallo, Claudio Bonichi, Domenico Clerico, Orengo sono alcuni personaggi della cultura italiana che frequentarono il ristorante. Andrej, inizia a tracciare le prime forme colorate sulle cassette di legno che le contadine della Langa con le loro biciclette utilizzavano per trasportare la Toma, il formaggio tipico del territorio piemontese. 

Diplomatosi poi a Como negli anni ‘90 presso la storica ‘Fondazione Castellini Arti e Mestieri’, dal 1883 una delle scuole più antiche d'Italia nel saper insegnare a disegnare, modellare e intagliare nell’intento di migliorare i disegni per le stoffe, per i lavori in ferro, in legno, in oreficeria, pietre dure, decorazioni di pareti ed ogni genere di disegno industriale.

Andrej Mussa dipinge il sapere popolare: la sua Italia in miniatura fatta di province e paesi, formaggi e torte nelle cucine domestiche che interagiscono con le istantanee familiari…

L’architettura urbana: uno strumento costante nella narrazione pittorica di Mussa. Un inventario ignoto sulla tipologia edilizia della provincia italiana che riflette sulla loro interazione con le insegne dipinte delle attività artigianali che Mussa incastra tra i muri scrostati e le “Madonnelle” votive popolari immaginate dall’artista, o come quei ristoranti di fuori porta collocati in prossimità di stazioni ferroviarie abbandonate che lo riportano alla sua infanzia in Langa e che rivelano tra le prospettive delle case una nuova formula urbanistica metafisica dell’arte. Le sue pitture assomigliano a cartografie colorate (l’artista utilizza sempre matite colorate Giotto mescolate con i colori a olio), come quei disegni dai contorni già pronti sul foglio che noi bambini a scuola dovevamo riempire con i colori, senza punti cardinali e logiche vedutiste ma che riguardavano più la percezione immaginata di un luogo che non la sua catalogazione urbanistica. Le pitture di Mussa ubbidiscono agli strani grovigli sentimentali del vedere…

Opere

News

Le città nella pittura

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
(Italo Calvino)

Forse dobbiamo partire da qui, da un pensiero di un “gigante ” della letteratura per riflettere sul perchè il tema urbano continui ad affascinare pittori e appassionati delle arti visive.

Dalle celebri vedute veneziane del Canaletto alla Parigi impressionista, dalla Berlino di Kirchner alla Milano di Sironi, le strade cittadine ci hanno parlato attraverso le tele, illustrandoci la vita di quei giorni e, allo stesso tempo, svelandoci sicurezze o paure, ansie e speranze di chi con quella tela comunicava la sua visione del mondo.

La città come luogo di ricerca in cui perdersi e ritrovarsi, scovando tra le linee rette o spezzate di palazzi e lampioni la riposta alle nostre domande.

Daniele Cestari, di formazione architetto, ha eletto come base della sua ricerca proprio i paesaggi cittadini, cancellandone però la riconoscibilità: una città è un città e una strada di periferia ci riporterà sempre ad un nostro vissuto, non importa se quel edificio sia in realtà a Ferrara o a New York.

La dimensione domestica del paesaggio urbano si ritrova nel lavoro di Andrej Mussa, che ama riportare in vita scorci di periferie in cui ritrovare attimi del nostro passato.

Più vicini, invece, ad una concezione “impressionista” sono gli acquerelli di Joseph Zbukvic, che ama catturare l’atmosfera dei luoghi in cui si trova, facendoci ammirare scorci di diverse città del mondo.

Parlando di città non poteva mancare New York, eletta metropoli per eccellenza, e quindi soggetto con cui è imprescindibile confrontarsi: c’è chi come Neil Douglas ne analizza l’aspetto architettonico, chi come Christian Koivumaa è attratto dalle luci delle strade e delle automobili ferme nel traffico, e chi come Francesca Galliani, newyorkese d’azione ne esamina i simboli e i valori trasmessi.

Vi invitiamo , quindi, alla visione di alcune opere in tema sperando troviate la risposta alla vostra domanda.

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