Cresce come pittore nella Langa degli anni ’80 dove i genitori gestiscono a Monchiero il Ristorante albergo della Stazione di Vivalda, storico ritrovo culturale enogastronomico ; Carlin Petrini, Giorgio Bocca, Gianni Gallo, Claudio Bonichi, Domenico Clerico, Orengo sono alcuni personaggi della cultura italiana che frequentarono il ristorante. Papà pittore e mamma cuoca. L’odore dei colori ad olio sulla tavolozza mescolato agli aromi di un brasato in cottura esercitò su di lui un effetto Proustiano… Andrej, inizia a tracciare le prime forme colorate sulle cassette di legno che le contadine della Langa con le loro biciclette utilizzavano per trasportare la Toma, il formaggio tipico del territorio piemontese.
Diplomatosi poi a Como negli anni ‘90 presso la storica ‘Fondazione Castellini Arti e Mestieri’, dal 1883 una delle scuole più antiche d'Italia nel saper insegnare a disegnare, modellare e intagliare nell’intento di migliorare i disegni per le stoffe, per i lavori in ferro, in legno, in oreficeria, pietre dure, decorazioni di pareti ed ogni genere di disegno industriale.
“Un’opera di Mussa si può osservare a lungo e ripetutamente nella vita, non ha scadenza. Non è solo seducente, ma contiene, pur nella sua ridottissima dimensione, un’infinità di suggestioni, di sapienze, di induzioni…” Andrea Murnik.
Andrej Mussa dipinge il sapere popolare: la sua Italia in miniatura fatta di province e paesi, formaggi e torte. Le cucine domestiche che interagiscono con le istantanee familiari… le architetture urbanistiche uno strumento costante nella narrazione pittorica di Mussa: un inventario ignoto sulle tipologie edilizie della provincia italiana che riflette sulla loro interazione con le attività artigianali incastrate tra i muri scrostati e le “Madonnelle” votive popolari immaginate dall’artista, o come quei ristoranti di fuori porta collocati in prossimità di stazioni ferroviarie abbandonate che lo riportano alla sua infanzia in Langa e che rivelano tra le prospettive delle case una nuova formula urbanistica metafisica dell’arte.
Le sue pitture assomigliano a cartografie colorate (l’artista utilizza sempre matite colorate Giotto mescolate con i colori a olio), come quei disegni dai contorni già pronti sul foglio che noi bambini a scuola dovevamo riempire con i colori, senza punti cardinali e logiche vedutiste ma che riguardavano più la percezione di un luogo che non la sua catalogazione urbanistica. Le pitture di Mussa ubbidiscono agli strani grovigli sentimentali del vedere.
Ha collaborato con le più prestigiose gallerie italiane, tra queste ricordiamo: Placentia Arte Contemporanea (Piacenza), Velan Centro per l’Arte Contemporanea (Torino), Galleria Ponte Rosso (Milano), Barbara Frigerio Contemporary Art (Milano), Romberg Arte Contemporanea (Latina), Fondazione Rocco Guglielmo (Catanzaro). Hanno scritto di lui raccontando la sua pittura: Luciano Caramel, Luca Beatrice, Alberto Longatti, Fabiola Naldi, Santa Nastro, Gian Paolo Serino, Bob Noto, Gianni Mura e Andrea Murnik